Sempre le stesse ''partite''
Le cose non cambieranno mai nella nostra vecchia e cara Italia. Come nel calcio così anche nella politica si parla, parla, parla... ma poi si torna sempre al punto di partenza. Quando si verificano le violenze negli stadi, gli atti di razzismo tra tifoserie, quando ci scappa il morto per futili motivi siamo tutti bravi ad inveire contro il mondo del calcio, ad urlare contro i calciatori strapagati, contro i dirigenti corrotti, a reclamare la chiusura degli stadi e l'annullamento del campionato di calcio, poi però, arriva la domenica e si ricomincia tutto daccapo come se nulla fosse successo, nessuna misura particolare viene presa, se non qualche palliativo per tenere calma l'opinione pubblica e si continua ad inneggiare alla violenza, a lasciare gli stadi in mano agli ultrà scalmanati... Spesso la politica è stata accomunata al mondo del calcio, specie da quando Berlusconi "è sceso in campo", si parla di Paese di serie A o di serie B e non ci sono più le sedi di partito ma i club come nelle tifoserie. Dunque, dicevo, come nel calcio basta una domenica di campionato a far dimenticare tutto, così nella politica basta ritornare alle elezioni per riportare uno stato di euforia e di eccitazione tra gli italiani al punto tale da dimenticare che, solo fino a due mesi fa, si inveiva contro la politica e contro questa classe dirigente che ha portato l'Italia allo sfascio. Se fino a poco tempo fa nessuno voleva sentire parlare di politica, basandosi sul concetto che i politici sono tutti uguali e guardano ognuno ai propri interessi personali invece che a quelli generali degli italiani, adesso, con il semplice annuncio che il 13 ed il 14 aprile si tornerà a votare, gli italiani hanno ricominciato a scaldarsi, a schierarsi pro o contro Berlusconi, a sostenere il PD come nuova forza emergente (dimenticando che sono gli stessi uomini che governavano fino a poco tempo fa) a schierarsi con Casini che ha deciso di correre da solo o a mantenere l'identità di sinistra votando per i partiti che si sono tenuti fuori dal coro del PD...Insomma gli italiani hanno ricominciato ad occuparsi di politica o meglio di fantapolitica. Infatti, come nel calcio, con il fantacalcio, gli italiani si divertono ad acquistare i giocatori e a formare le squadre fingendosi Presidenti di calcio, così anche nella politica gli italiani con la "fantapolitica" discutono e si animano sui politici da candidare fingendosi dirigenti di partito. In realtà i giochi sono decisi dall'alto e noi poveri illusi siamo chiamati soltanto a pagare il biglietto e ad assistere ad una finta partita, dove i giocatori fanno finta di essere avversari ma, in realtà, conoscono già il risultato prima ancora che finisca la partita!











Il concetto di stabilità in Italia non ha lo stesso significato che altrove. E le caste non sono solo politiche o parlamentari. La grande casta è il popolo italiano; o meglio, quella preponderante fetta di italiani che non vogliono rinunciare a privilegi che stanno lacerando il nostro tessuto democratico, esclusivamente per mero calcolo egoistico.
Come vogliono farci capire, ad ogni costo, i cosiddetti poteri forti, la democrazia non è nella loro agenda, ed i nostri sforzi per perseguirla, riguardano solo noi; è solo un nostro problema.